Le aree metropolitane rappresentano, in tutto il mondo, uno dei principali motori dello sviluppo. Sono i luoghi in cui si produce valore, dove si concentrano innovazione, servizi, infrastrutture, competenze e opportunità. Proprio per questo la loro importanza strategica è evidente.
Oggi, però, rispetto al passato, abbiamo davanti una sfida nuova: non dobbiamo soltanto favorire lo sviluppo, ma costruire uno sviluppo sostenibile, equilibrato e capace di migliorare concretamente la qualità della vita dei cittadini.
Da qui nasce la necessità, oggi più che mai urgente, di un governo metropolitano all’altezza delle difficoltà economiche, sociali e territoriali che questa area deve affrontare.
Nel caso della nostra Città Metropolitana non parliamo soltanto dei 133 comuni che la compongono e dei circa 3 milioni di abitanti formalmente coinvolti. Parliamo, in realtà, di un’area molto più vasta, che gli studiosi stimano possa arrivare a circa 7 milioni di persone: un sistema policentrico, con Milano al centro di una corona di poli urbani che la circondano e che vivono ogni giorno in stretta relazione con essa.
In questa realtà geografica, il sistema della mobilità assume un’importanza fondamentale.
Una mobilità sostenibile, integrata e accessibile deve avere un obiettivo chiaro: migliorare la qualità della vita dei cittadini. Ma questo può accadere solo se si riesce, nello stesso tempo, a decongestionare il traffico e a ridurre realmente l’inquinamento atmosferico.
La situazione attuale, però, ci dice altro: il traffico in città resta congestionato e la qualità dell’aria non migliora.
Non voglio, in questa sede, appesantire la riflessione con l’analisi dei dati che abbiamo letto in questi giorni sui quotidiani: il numero delle auto che ogni giorno entrano a Milano, gli spostamenti essenziali ancora legati all’automobile — circa 900 mila al giorno — o il numero dei pacchi consegnati quotidianamente, circa 155 mila. Voglio invece chiedere con forza un cambio di paradigma.
Chi amministra la città deve abbandonare una cultura “daziaria” della mobilità, ancora troppo spesso rinchiusa entro i confini amministrativi del Comune di Milano. Dobbiamo allargare questi confini non solo a parole, ma nei fatti. Dobbiamo ragionare in termini di Area Metropolitana.
Questo significa potenziare il Sistema Ferroviario Regionale, ripensare le molte stazioni ferroviarie esistenti trasformandole in veri punti di interscambio tra automobile e treno, aumentare il più possibile i posti auto nei parcheggi di interscambio collegati alla rete metropolitana, riqualificare infrastrutture viarie che in troppi casi sono ormai insufficienti. Significa anche aprire un tavolo interistituzionale serio sul tema del traffico commerciale da e per Milano. Solo così sarà possibile contenere la spinta quotidiana delle centinaia di migliaia di automobili che oggi sono costrette a entrare in città.
Questa Regione e questa Città hanno la fortuna di poter contare su esperti, studiosi e tecnici di grande valore e di grande esperienza. Con loro dobbiamo cominciare subito a ridisegnare il futuro della nostra Città Metropolitana.
Dobbiamo allontanarci da quella cultura dell’emergenza, troppe volte demagogica, che ha prodotto soluzioni inutili o inefficaci: interventi che non hanno decongestionato il traffico, non hanno migliorato la qualità dell’aria e, in alcuni casi, stanno persino contribuendo a peggiorare la situazione.
Il vero tema con cui istituzioni, enti locali e forze sociali devono confrontarsi oggi non riguarda soltanto le funzioni o le risorse. È prima di tutto un tema culturale.
La domanda decisiva è: quale modello di mobilità vogliamo costruire per il futuro della nostra Città Metropolitana?
Franco De Angelis
Presidente dell’Associazione ex consiglieri di Milano
