Gianni Cervetti e Enrico Berlinguer

In ricordo di Gianni Cervetti

Milano, 11 maggio 2026

Ci ha lasciato Gianni Cervetti. È stato tante cose, studente di medicina a Milano, poi studente di economia a Mosca. Comunista, dirigente sindacale, segretario della Federazione Comunista di Milano, consigliere comunale, membro della segreteria nazionale del Pci, parlamentare, europarlamentare. Nel 1975 venne chiamato a Roma da Enrico Berlinguer come responsabile nazionale dell’organizzazione, con il mandato di chiudere i finanziamenti con Mosca e di affermare l’autonomia dei comunisti italiani. Grande bibliofilo ed appassionato di musica. Ha amato teneramente la sua Franchina, suo figlio Andrea e le sue nipoti.

Degli anni in cui operò a Milano voglio ricordare alcuni momenti salienti.

12 dicembre 1969, Milano era attonita dopo la strage della Banca dell’Agricoltura, in Piazza Fontana. Cervetti contattò i segretari di tutti i partiti “dell’arco costituzionale’, dei circoli culturali e dei sindacati e con loro organizzò l’imponente risposta silenziosa dei cittadini che riempirono le strade di Milano e con la costituzione del “comitato unitario antifascista per la difesa dell’ordine repubblicano” avviò quell’esperienza che consenti a Milano ed al paese di rispondere al terrorismo ed alle stragi.

Dicembre 1974, in consiglio comunale si discuteva il bilancio preventivo, la giunta di centro sinistra guidata da Aldo Aniasi era in serie difficoltà. Cervetti, che allora guidava la Federazione Milanese del PCI, si alzò in aula e con un argomentato discorso, un po’ in stile sovietico, dopo aver criticato una serie di scelte, tra lo stupore generale ed un sospiro di sollievo del Sindaco, annunciò, per il bene della città, l’astensione del gruppo comunista. Fu la prima espressione pubblica di un rapporto tra socialisti e comunisti che, dopo i risultati elettorali del 1975, avrebbe avviato la stagione delle giunte di sinistra al governo della città.

17 maggio 1981, si erano tenuti cinque referendum, uno dei quali proponeva l’abolizione della legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza. Poco dopo la chiusura dei seggi mi recai in federazione per consegnare i risultati dei seggi campione della mia zona. Allora il PCI organizzava un complesso sistema di raccolta dati in alcuni seggi “campione”. Normalmente i dati del PCI arrivavano prima di quelli del Viminale. Cervetti era chiuso in una stanza e assistito da Stefano Draghi ed altri dirigenti elaborava calcoli complessi per prevedere l’esito del referendum. Ad un certo punto chiamò Enrico Berlinguer, preoccupato e per sua natura tendente al pessimismo. Cervetti con calma e precisione gli spiegò che avremmo vinto, Berlinguer era incredulo. Cervetti, grazie alla sua conoscenza del territorio, del ruolo di Milano e alle sue competenze, anche matematiche, avrebbe avuto ragione.

Nei primi anni Settanta dedicò grande attenzione ai temi concreti dello sviluppo di Milano. Dall’avvio del progetto di riorganizzazione della linea 90/91, in sede propria e semaforizzata, progetto che si sta concludendo proprio in questi mesi, allo sviluppo delle linee di trasporto metropolitano, dai piani di edilizia popolare al cambiamento della città che da industriale stava diventando terziaria.

Dedicò fino alla fine dei suoi giorni grande attenzione ed energia ai temi culturali, come presidente della Fondazione Corrente, dell’ISEC e come fondatore e presidente emerito dell’Orchestra Sinfonica di Milano.

Ha insegnato a molti il valore della democrazia, dell’unità e del riformismo.
Maria Luisa Sangiorgio
Vicepresidente Associazione ex Consiglieri Comunali di Milano

In foto Gianni Cervetti ed Enrico Berlinguer

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